Un grande studio non si misura solo dai risultati clinici
Ottima clinica, pazienti soddisfatti, agenda piena: se è così, ti sembra di avere tutto sotto controllo.
Ed è proprio qui che serve attenzione. Uno studio può produrre eccellenza clinica e consumarsi nell'organizzazione che la produce: titolare sovraccarico, responsabilità poco chiare, segreteria in emergenza, richiami non sistematici, agenda poco produttiva, collaboratori sottoutilizzati. Il risultato clinico resta eccellente, ma il margine che resta sul pavimento cresce ogni mese.
I numeri raccontano la doppia verità. Solo poco più del 30% degli studi odontoiatrici italiani raggiunge performance organizzative e di saturazione davvero soddisfacenti; un'occupazione effettiva delle poltrone sopra il 50% è già un traguardo (1). E se l'attività clinica del titolare fosse remunerata al suo valore di mercato, come quella di un terzo operatore, oltre due terzi degli studi monoprofessionali risulterebbero in perdita: è il lavoro del titolare che mantiene la struttura, non l'impresa (1).
Nel frattempo il mercato si consolida. Le STP mostrano incassi medi fino al 47% superiori al modello monoprofessionale (2), e i gruppi organizzati crescono con processi replicabili. Lo studio piccolo o si sveglia o viene mangiato da chi cresce con sistemi.
Il punto cieco è misurare lo studio su un solo livello. La qualità clinica va affiancata da una performance organizzativa osservabile: produttività, marginalità, utilizzo delle risorse, funzionamento dell'agenda, conversione delle prime visite, richiami, incassi, autonomia del team, dipendenza dal titolare.
Il sovraccarico del titolare, poi, non è solo un costo economico. Fino al 61,3% degli odontoiatri presenta esaurimento emotivo, e il carico prolungato è associato a un aumento di errori clinici (3). L'organizzazione che consuma troppe risorse finisce per consumare anche la clinica.
L'obiettivo non è scegliere fra qualità clinica ed efficienza. È costruire uno studio dove persone, processi e numeri sostengono la qualità, invece di renderla faticosa da mantenere.

Annalisa Corti
Da oltre dieci anni lavora sull'evoluzione professionale e organizzativa applicata al settore medicale, e oggi guida EPA Dental. Il suo lavoro inizia sempre dallo stesso punto: rendere visibile ciò che lo studio sta già perdendo senza saperlo.
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